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domenica 11 agosto 2019

Implicazioni e possibili motivazioni della scelta di non quotarsi da parte delle medie imprese italiane

La Consob ha pubblicata nei propri "Discussion Paper" e diffuso in rete una interessante ricerca: Implicazioni e possibili motivazioni della scelta di non quotarsi da parte delle medie imprese italiane (68 pagine, formato pdf).

Implicazioni e possibili motivazioni della scelta di non quotarsi da parte delle medie imprese italiane
Implicazioni e possibili motivazioni
della scelta di non quotarsi
da parte delle medie imprese italiane
Abstract
La ricerca mette a confronto su un periodo di dieci anni (2002-2011) i bilanci di un campione rappresentativo di medie imprese italiane quotate in borsa con un campione di imprese non quotate simili per settore industriale e per dimensione.

I dati mostrano che le società quotate hanno registrato tassi di crescita notevolmente superiori rispetto alle non quotate in termini di fatturato, investimenti e occupazione, anche grazie a una maggiore possibilità di ricorso al capitale di debito.

Le società quotate, peraltro, oltre ad aver generato una maggiore redditività, hanno risentito meno gli effetti della crisi finanziaria del 2007 e della conseguente recessione che ha avuto inizio nel 2009.

Le società non quotate hanno infine maggiori vincoli finanziari in termini di capacità di raccolta di capitale di rischio e vi sono chiare evidenze di una maggiore difficoltà di accesso al credito bancario per le non quotate.

Per tali motivi, le loro opportunità di investimento sono maggiormente vincolate alla capacità di autofinanziamento, come indicato dalla più elevata sensitività degli investimenti al cash flow rispetto alle società quotate.

Complessivamente, queste evidenze indicano che la scelta di «non quotarsi» implica costi molto elevati in termini di minore crescita e redditività e, allo stesso tempo, sembra solo in parte riconducibile alla volontà del management di sfruttare maggiori possibilità di manipolazione dei dati contabili (earnings management) per estrarre benefici privati o condizionare i contratti con gli stakeholders.

I risultati del lavoro portano quindi a ritenere che la scarsa propensione alla quotazione delle medie imprese italiane non sembra giustificata dalla prevalenza dei benefici (maggior discrezionalità nella redazione della rendicontazione contabile e finanziaria) sui costi (minor redditività, minor crescita, più severo razionamento e dipendenza da fonti di finanziamento interne) connessi con la conservazione dello status di "non quotata", ma sia da ricondurre ad altri fattori, anche culturali, verosimilmente legati alla percezione dei costi complessivi dell'apparato regolamentare che disciplina la quotazione in borsa.

Autori: Luca Giordano, Matteo Modena

domenica 4 agosto 2019

Evidence of the italian special purpose acquisition company

Pubblicata in rete una interessante ricerca in inglese: Evidence of the italian special purpose acquisition company (12 pagine, in inglese, formato pdf).

Evidence of the italian special purpose acquisition company
Evidence of the italian special
purpose acquisition company
In 1992 David Nussbaum with the support of the law firm Graubard Miller devised the formula of the specified purpose acquisition companies (SPAC): a financial vehicle that has the flexibility and functionality typical of the blank-check companies, which could provide investors with the right protections and guarantees in order to be a reliable instrument.

The first SPAC officially debuted in 2003 through the Initial Public Offering (IPO) of Millstream Acquisition Corporation which then completed the merger with Nations Health in September 2004.

In 2005 the first SPAC got listed in European Market and in 2011 the first SPAC joined in the Italian market.

The aim of this research is to investigate the features of the Italian SPACs System because it‟s becoming a large phenomenon in Italy.

This new type of investment is able to fit the needs of small-medium Italian companies, to solve crisis difficulties, to find new finance to grow, to be a good instrument for opening up venture capital and institutional investors respecting the past business history and the safeguard of corporate control.

The study, then, performs an analysis on the Italian SPACs by examining their target firms, stock performance before and after the business combination and the impact of the SPACs on SME corporate governance models.

These results will be compared with those of other research developed by academic literature.

Autori: Patrizia Riva, Roberta Provasi

martedì 26 marzo 2019

Governance e trasparenza nelle società small cap

Governance e trasparenza nelle società small cap: un confronto tra MTA e AIM
Governance e trasparenza
nelle società small cap:
un confronto tra MTA e AIM
La Consob ha pubblicato la ricerca Governance e trasparenza nelle società small cap: un confronto tra MTA e AIM (33 pagine, formato pdf).

Lo studio è stato condotto da Angela Ciavarella e Nadia Linciano (Ufficio Studi Economici, Consob), in collaborazione con Anna Lambiase (Osservatorio AIM, centro di ricerca e analisi sulle PMI quotate di IR Top Consulting).

L’analisi 
Il documento confronta le società di minori dimensioni con azioni ordinarie quotate sul Mercato telematico azionario di Borsa Italiana (MTA) e le società negoziate sull’AIM Italia con riferimento a taluni profili di governance e trasparenza.

In particolare, le società quotate sull’MTA includono 72 emittenti appartenenti all’indice Star e 88 emittenti di minori dimensioni appartenenti all’Indice Ftse Italia Small Cap o non inclusi in alcun indice (di seguito Small Cap), operanti in prevalenza nel settore industriale e la cui capitalizzazione rappresenta il 10,5% della capitalizzazione complessiva di mercato a fine 2017.

Le società AIM sono 103, per una capitalizzazione complessiva di 7,4 mld di euro a metà giugno 2018.

I profili di governance analizzati vertono sia sugli assetti proprietari e di controllo delle società (cosiddetta governance esterna) sia sulla composizione dell’organo di amministrazione (cosiddetta governance interna).

I profili di trasparenza hanno ad oggetto l’informativa contabile, l’informativa price-sensitive e in materia di internal dealing, la comunicazione dei piani industriali, la rendicontazione non finanziaria e la comunicazione in lingua inglese.

Un ulteriore confronto riguarda, infine, la copertura da parte degli analisti.

Le evidenze in materia di governance e trasparenza di fonte documentale si completano con i risultati di una Survey, realizzata coinvolgendo i portfolio manager di primari investitori istituzionali italiani ed esteri e gli amministratori delegati delle società negoziate su AIM Italia.

La Survey è stata svolta attraverso la somministrazione telefonica o per email di questionari con domande prevalentemente chiuse.

La governance
Con riferimento alla governance interna, sebbene tutte le società considerate risultino caratterizzate da assetti proprietari fortemente concentrati, le Small Cap dell’MTA e le società AIM Italia sono più frequentemente controllate da un azionista con una partecipazione superiore al 50%.

La percentuale di società in cui investitori istituzionali detengono partecipazioni rilevanti oscilla tra il 21% per gli emittenti MTA (in particolare 26 investitori sono presenti in 22 Star e 15 investitori sono presenti in 12 Small Cap) e il 25% per l’AIM (dove 31 investitori istituzionali rilevanti detengono partecipazioni in 26 società).

Gli investitori sono in prevalenza asset managers, soprattutto stranieri nelle società dell’MTA e italiani nelle società AIM.

A fronte delle somiglianze rilevate negli assetti proprietari, la composizione dei consigli di amministrazione mostra maggiori divergenze tra MTA e AIM, riconducibili ai più stringenti vincoli legislativi e regolamentari a cui sono assoggettate le imprese quotate sull’MTA.

In particolare, i boards delle società MTA sono più numerosi (in media 9 membri versus i 6 delle società AIM), presentano una maggiore incidenza di amministratori indipendenti (45% versus 26%), mostrano una presenza femminile più elevata (36% versus 22%) in società che, tranne due casi, sono tutte diverse gender (mentre sono tali solo 59 emittenti AIM).

Il 66% delle società AIM ha inserito in statuto in via volontaria il meccanismo del voto di lista, obbligatorio solo per le società dell’MTA.